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I colori sono il nostro mestiere: 79° edizione Carnevale di Gallipoli. Sfilata inaugurale domenica 23 febbraio 2020 dalle ore 15.

Posizione

Lungomare
Corso Roma, 218
Gallipoli
Italia
IT
Italiano
Data In Evidenza: 
Domenica, 23 Febbraio, 2020 - 15:00
Date: 
Repeats every week 1 times. Also includes Mar Feb 25 2020.
Domenica, 23 Febbraio, 2020 - 15:00
Martedì, 25 Febbraio, 2020 - 15:00
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Sfilate, carri allegorici e gruppi mascherati. Musica con tanto colorato divertimento per le vie di Gallipoli.

 

 

 

 

I colori sono il nostro mestiere: 79° edizione Carnevale di Gallipoli. Sfilata inaugurale domenica 23 febbraio 2020 dalle ore 15. Sfilata di chiusura per il martedì grasso 25 febbraio 2020.

Torna uno degli appuntamenti invernali più caratteristici e divertenti a Gallipoli, torna il Carnevale di Gallipoli. La sfilata inaugurale si terrà domenica 23 febbraio 2020 dalle ore 15, tantissimi colori, musica e divertimento accoglieranno tra visitatori e turisti circa 125000 persone ed accompagneranno lungo Corso Roma  i quattro carri allegorici più uno di seconda categoria (di dimensioni ridotte); dieci gruppi mascherati provenitenti anche dai paesi limitrofi; due raffigurazioni e Lu Tidoru.

Lu Tidoru maschera carnevalesca caratteristica della Città di Gallipoli, che raffigura un soldato che per festeggiare il Carnevale tornò nella sua amata città e, dato che in quei giorni era usanza abbondare con il cibo perché poi bisognava lasciare spazio al digiuno della Quaresima, si abbuffò così tanto di polpette e di carne da restare strozzato e morire. Questa scena rivive ancora oggi durante le sfilate dei gruppi mascherati, con il passaggio del carro funebre contenente la bara di “Lu Tidoru”, circondato da persone che piangono ed urlano perché disperate per la perdita del caro.

In questa edizione 2020 si potranno ammirare i carristi storici e non solo, le opere saranno firmate da Giovanni Pacciolla, Davide Scarpina, da Francesco Monterosso e da Stefano Coppola. Invece un altro team realizzerà il carro promosso dal comitato festa di Santa Cristina.

Le sfilate di questa edizione saranno coordinate ed avranno come direttore artistico Alberto Greco.

L’organizzazione sarà curata dal Comune di Gallipoli che valorizzerà l’opere dei maestri cartapestai gallipolini.  Assunta Titti Cataldi ha dichiarato che anche quest’anno l’Amministrazione comunale conferma il budget del 2019. Con un budget di circa 30 mila euro saranno erogati “rimborsi spese” per ideatori e realizzatori dei carri, mentre per i gruppi mascherati i premi dovrebbero aggirarsi intorno ai 500 euro.

I carri sono stati completati e prenderanno luce per le due bellissime sfilate programmate domenica 23 febbraio e martedì 25 febbraio 2020  dal capannone “storico”, quello di via Francesco Zacà. In questi locali i maestri cartapestai potranno completare l’allestimento dei carri e definire gli ultimi dettagli per le sfilate.

Il martedì grasso,quest’anno il 25 febbraio,  infine, va in scena la solenne cerimonia di chiusura del Carnevale  di Gallipoli.

La sfilata inagurale del 23 Febbraio 2020 andrà in onda in direttta su Telenorba.

 

Video Carnevale di Gallipoli - La Sirenetta e la Dance for Passion

 

La comunità gallipolinaturisti e visitatori potranno vedere Gallipoli in tutto il suo splendore e con le sfumature coloratissime del carnevale. Gallipoli si divide nel borgo nuovo e nel borgo antico. Il centro storico di Gallipoli è paragonabile ad un’isoletta completamente adagiata sull’acqua e collegata alla terraferma da un ponte in muratura. La città vecchia è ricca di antichi palazzi e chiese in stile barocco e fu costruita dai greci come una sorta di labirinto dove tutte le stradine s’incrociano l’una nell’altra, tra le case dalle mura bianche e cornicioni azzurro intenso; meritano sicuramente una visita la Cattedrale di Sant’Agata, la Chiesa di San Francesco d’Assisi e la Fontana Greca.

 

 

 

 

Cenni Storici sul Carnevale di Gallipoli:

Antichissima è la tradizione carnascialesca a Gallipoli che risale al settecento, si tratta di origini di epoca medioevale cariche di folclore e tramandate fino ai giorni nostri con una aderenza sostanziale all’originario spirito popolare che ne caratterizzavano e caratterizzano l’anima.
 

Il Carnevale di Gallipoli suscita l’interesse di studiosi italiani e stranieri che, in passate e recenti indagini, hanno voluto evidenziare come essa sopravvive in Gallipoli in termini di espressività popolare codificata attraverso usi comportamentali ininterrotti nonostante il trascorso plurisecolare della storia in questa comunità.
 

l gallipolini vivono con ostentata teatralità, partecipazione e con giosa esuberanza il periodo carnevalesco, che li lega, forse inconsapevolmente a trascorsi paganeggianti.

Non a caso il Carnevale a Gallipoli scandisce la proprie sequenze con riferimenti a credenze e a pratiche precristiane, come significativamente rappresenta il rito propiziatorio del fuoco, col quale il gallipolino suole iniziare il Carnevale, dal 17 gennaio bruciando all’aperto sulle pubbliche piazze cataste enormi di ramaglie d’ulivo. Questi riti sono stati storicamente successivamente inclusi ai riti invece cristiani delle “Focareddhe”, dedicate al patrono cristiano del fuoco, S. Antonio Abate, per il quale si accendono fuochi nei cento crocicchi della città.
Al primo riverbero delle fiamme viene lanciato il segnale al suono del saraceno tamburello per l’apertura delle procaci danze, cadenzate al ritmo della “pizzaca” (pizzica) ed accompagnate da salaci commenti e da frizzanti lazzi, con euforia popolaresca indirizzati verso le giovani ragazze e verso le giovani coppie.

 

Il Carnevale a Gallipoli è vissuto ancora oggi in continua fusione tra riti pagani e cristiani, tra fervore naturalistico e religiosità popolare intensamente vissuta.
 

Non a caso la maschera tradizionale del popolo è “Lu Tidoru”, Teodoro.
 

Narra la tradizione che Teodoro, un giovane soldato gallipolino, fosse stato trattenuto, con grande dolore della madre sua, lontano dalla sua terra pur coltivando la grande speranza di poter ritornare alla sua casa prima della fine del Carnevale, nel periodo cioè in cui tutti potevano godere dell’abbondanza del cibo e delle carni prima dell’avvento della Quaresima che la Chiesa destinava alla penitenza e all’astinenza.
 

Ed in questo senso erano state rivolte a Dio le preghiere della madre sua, la “Caremma”, che, per tanto supplicare aveva ottenuto una proroga di due giorni (“i giurni te la vecchia”) al periodo stabilito, affinché suo figlio potesse partecipare di tanta abbondanza. Il martedì successivo Teodoro ritornato finalmente in patria si tuffa nel turbinio frenetico dei balli e delle gozzoviglie cercando incontenibile di recuperare tutto il tempo inutilmente perduto. Racconta il popolo immaginifico che Teodoro consumasse, in quel tragico martedì grasso, quintali si salsicce e polpette di maiale ingozzandosi alla fine tanto da rimanerne strozzato. Con Teodoro moriva anche il Carnevale, la crapula, i piaceri terreni e a nulla valevano i gemiti di dolore ed i disperati pianti intorno alla bara, che oggi è rievocata portando in giro per la città disteso morto su di un carro un pupo, spesso di paglia e pianto da prefiche scarmigliate, urlanti frizzanti lazzi popolareschi, giacché il popolo ravveduto dall’insegnamento cristiano, radunato ai piedi del quattrocentesco campanile francescano, nel borgo antico, attendeva, alla fine, lo scoccare della mezzanotte per attestare, in ginocchio ed a capo scoperto, la propria compunzione, nella vissuta consapevolezza della labilità della vita umana e nella speranza di un perdono divino, propiziato mercé della penitenza canonica che iniziata all’alba del mercoledì delle ceneri si protraeva per i 40 lunghi giorni della Quaresima cristiana.
Ciclo inarrestabile tra euforia e depressione, tra laicismo e religiosità, spia di una eterna condizione esistenziale ed umana altalenante tra un vissuto spesso consumato nella drammatica aspirazione al vivibile terreno e la tragica consapevolezza umana della sicura morte. E il Carnevale rappresentava così per il gallipolino il momento dell’euforia.
Impazzava allora per le vie del borgo antico prima di trasmigrare nel borgo nuovo, con i mille travestimenti realizzati con i poveri panni ma anche con preziose seterie, in un generale coinvolgimento di tutti i ceti sociali dando vita a cento e cento maschere e a mozzi frizzanti e gioiosi, che ti costringevano a ridere e a scherzare, dimentichi delle naturali inquietudini della vita.

A gruppi le maschere scorazzavano per le vie invase dalla gente tra gli applausi, i coriandoli, i confetti e le mille trovate di pupi sarcastici che alimentavano l’allegria e la spensieratezza fino alla stanchezza.
 

Con l’inizio del nuovo secolo fece la timida apparizione qualche carro sarcastico anche nel borgo nuovo, ma “lu carru te lu Tidoru” continuò sempre ad imperversare nelle stradine del borgo antico. Questa secolare tradizione ebbe un poderoso rilancio dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando forse occorreva esorcizzare in qualche modo lo scampato pericolo, ed opera della costituita “Associazione Turistica pro Gallipoli” che volle organizzare nel 1954, dopo qualche timido tentativo, la prima grande sfilata di carri allegorici  grotteschi, nella convinta consapevolezza di dover incanalare nella prospettiva turistica le intrinseche potenzialità espressive di tanti piccoli artigiani ed imprenditori, che da sempre avevano avuto dimestichezza con la cartapesta, la cui lavorazione aveva avuto precedenti significativi ed esaltanti con Flora, Pantile e Scorrano.
L’esordio, se non esaltante, fu incoraggiante tanto da essere ripetuto negli anni successivi con successo sempre sensibilmente crescente, tale da non avere alla fine più rivali in contesto salentino, e con un concorso di pubblico, nelle due giornate di sfilate, sempre eccezionalmente altissimo, con punte superiori anche alle 125.000 persone, assiepanti l’arteria principale del Borgo Nuovo.

 

 

Fonti e dettagli aggiuntivi evento:

Pagina FB Ufficiale Carnevale di Gallipoli

 

Evento promosso da:

Comune di Gallipoli

Provincia di Lecce

Fabbrica del Carnevale di Gallipoli

 

 

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