Foto Piazza Santo Oronzo 8 dicembre 2018

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    Visitare il Salento nel perioodo natalizio? Una scelta che vi consente di apprezzare il lato più caratteristico e tradizionale del Salento. Accoglienza, artigianato, gastronomia, folclore, cultura e tradizione si fondono in tante sfumature pronte a scaldare le persone del luogo e i visitatori. Anche nel periodo della vacanze di Natale e che porta ad inagurare il nuovo anno, il territorio del Tacco d'Italia si arricchisce di diversi eventi tutti da ammirare e apprezzare grazie al clima che non diventa praticamente mai tanto freddo da essere proibitivo permettendono di poter proporre serate all'aperto nei centri storici. Sono numerosi anche gli aventi nelle strutture ricettive, nelle masserie, negli agruturismi, nei locali e nei pub. Tanti gli eventi pubblici nel cuore di Lecce e in tutte le cittadine sparse per il Salento come: i presepi viventi, i presepi monumentali, apertura delle chiese più caratteristiche con i loro presepi, eventi gastronomici e degustazione dei prodotti ticipi, focare, concerti natalizi,eventi di benificenza, sagre, mercatini e tante oppurtunità per lo shopping.

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    A Giuggianello nelle vicinanze della Cripta di San Giovanni Battista, si trova la collina delle ninfe e dei fanciulli. Non esiste in Puglia un luogo così legato alla tradizione, ricco di miti e suggestioni come quello dell’uliveto che ricade in questa zona. Considerata non solo in Italia, ma anche al di fuori dei confini della nostra penisola, di pari importanza alla più famosa “Stonehenge” grazie alle testimonianze antiche di cui questa terra conserva le tracce: dai dolmen ai menhir, dalle rocce sacre agli altari.
     
    Questa area che circonda e abbraccia la zona dei Massi Della Vecchia è un luogo pieno di leggende e miti. Tra i protagonisti orchi e ninfe, fantasmi e diavolivecchie fattucchiere e folletti detti anche “scazzamurieddhi”, ma anche eroi come Ercole e santi come San Giovanni Battista e San Basilio. Le storie e le fonti sono tante: dal piccolo agricoltore di Giuggianello o dei borghi vicini, fino ad arrivare ad autori greci o latini antichi.
     
    Secondo uno studio recente, il passo più antico scritto e legato a questa collina è attribuito allo scrittore Nicandro di Colofone nel II sec. a.C. che racconta «Si favoleggia che nel paese dei Messapi presso le cosiddette “Rocce Sacre” fossero apparse un giorno delle ninfe che danzavano e che i figli dei Messapi, abbandonate le loro greggi per andare a guardare, avessero detto che sapevano danzare meglio...
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    Il Negroamaro è un vino conosciuto con molti nomi, Negro Amaro o Niuru MaruNicra Amaro o Nero Leccese , ma che racchiude in sé un’unica anima. Il profumo del vino Negramaro richiama alle assolate terre salentine, il sapore inimitabile lo ha fatto apprezzare in tutta Italia ed anche all’estero in tutto il mondo.
     
    Questo vino rosso pugliese ben si adatta ad accompagnare i piatti della cucina tradizionale e non tradizionale. Il vino Negramaro negli ultimi anni ha vissuto una vera e propria stagione di boom produttivo e di popolarità.
     
    INegroamaro (detto anche Negramaro, senza la o) viene prodotto nelle province pugliesi di LecceBrindisi e Taranto. La Puglia, ed in particolare la zona del Salento, sono fra le zone geografiche italiane ad avere la maggior produzione vinicola assoluta. Negli anni passati il Negroamaro era utilizzato esclusivamente per tagliare i vini, ma non in purezza. Fra i maggiori acquirenti del mosto da esso ottenuto erano soprattutto le regioni dell’Italia settentrionale. Grazie alla elevata presenza di zuccheri, infatti, questo vino veniva utilizzato per tagliare i mosti del nord Italia, spesso caratterizzati da tenori alcolici limitati. 
    Invece da diversi anni a questa parte i produttori vitivinicoli salentini hanno cominciato ad utilizzare le uve di questo vitigno per produrre vini in purezza, ottenendo così il Negramaro che tutti conosciamo ed apprezziamo.
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    Ciciri e Tria è proprio un primo piatto tipico della tradizione salentina in questo si trova l’eredità culinaria degli arabi. Tria è, infatti, la parola che usavano gli arabi per indicare la pasta secca. Oggi è una pietanza che, nel Salento, si mangia il giorno di San Giuseppe. Si tratta di un piatto molto semplice, realizzato con ingredienti poveri, ma al palato è una vera delizia.

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    Santa Caterina è posta sulla costa ionica, a circa 7 chilometri dal capoluogo comunale, ed è costituita da una parte collinare dove si trovano le Cenate e una parte a ridosso del mare, il lungomare. Il territorio è costituito da colline e la costa è piuttosto bassa e scogliosa, tranne alcuni tratti di natura sabbiosa. La conformazione del territorio è dovuta al progressivo innalzamento ed abbassamento del livello del mare, evento testimoniato dalla presenza di numerosi fossili di specie marittime sulla terraferma.

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