Dalla cultura popolare alla musica salentina
Dalla cultura popolare alla musica salentina
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La cultura popolare salentina è sempre stata strettamente legata allo stile di vita dei contadini. Questa vita era una vita difficile legata al lavoro della terra e inevitabilmente al ciclo delle stagioni. Era anche una vita gerarchica. La donna era molto limitata, legata all’obbedienza e alla sottomissione. L’uomo già da piccolo invece era avviato al lavoro. Qualcuno descriveva il salento come una terra di uomini obbedienti e donne silenziose. Tuttavia, parallelamente a questa vita di servitù e tirannia, si sviluppava la fiducia in se stessi e una mutua solidarietà. Soprattutto questo fattore risultava essere fondamentale: la solidarietà umana infatti era importante per sopportare e superare le difficoltà fisiche ed emotive legate ad un cattivo raccolto, alla carestia, alla morte o al tarantismo. Inoltre, nell’immediato dopoguerra, la chiesa e le autorità non riuscivano ad assistere e confortare pienamente la gente che, per far fronte ad un profondo senso di fragilità e di precarietà, dava vita al bisogno di una difesa psicologica e spirituale e a pratiche tradizionali proprie. Proprio in questo scenario vanno inquadrati il ricorso alla benevolenza dei Santi o della Vergine Maria, la costruzione di chiese rupestri, cappelle o altari nelle campagne, le devozioni, le pratiche penitenziali e soprattutto i canti popolari. La musica popolare veniva anche detta “Bassa Musica”, proprio perché era musica dei contadini. Era “bassa” perché la suonavano e la cantavano gli ignoranti. E’ una musica che non si imparava a scuola, non si guadagnava ad insegnarla, non si ascoltava alla radio o alla tv.
A cura di: Vincenzo Mancini componente del gruppo "Li Strittuli"
